Marta Malaman - Psicologa e Coach

La mia storia imperfetta – chi sono e cosa ci faccio qui?

Ho pensato molte volte a come iniziare questo blog, cosa scrivere nel primo post, come presentarmi al mondo. Penso che il modo migliore sia raccontarvi un po’ di me, di chi sono, e della mia storia decisamente al di fuori dell’ordinario.

Per chi non mi conosce sono Marta Malaman, classe 1993, nata a Milano, scuole medie a indirizzo musicale, liceo scientifico (grave errore, da lì ho promesso a me stessa che non avrei mai più studiato niente di scientifico in vita mia).

E infatti mi sono iscritta a Psicologia, avendo sempre avuto una grande passione per l’aiuto e la comprensione dell’altro (sono sempre stata l’amica a cui tutti chiedono consigli, per intenderci). Tutto molto bello, se non fosse che mi sono trovata con un esame di Psicometria e uno di Neuroanatomia il primo anno. Che vita di stenti.
Scherzi a parte, è stata la scelta migliore che potessi fare, non ho mai avuto ripensamenti, anzi, per quanto faticoso, ho sempre adorato studiare e non mi immaginerei a fare nient’altro.

Quando è stato il momento di scegliere la laurea magistrale ho avuto un momento di crisi. Avrei dovuto scegliere la classica laurea in Psicologia Clinica o fare un salto nel vuoto e iscrivermi al nuovo corso di laurea che proponeva la Cattolica in Psicologia del Benessere, il primo in Italia di questo tipo? Siccome le strade facili e lineari non mi sono mai piaciute, ho ovviamente optato per la seconda.

Ho quindi svolto la laurea magistrale in Psicologia per il Benessere, Empowerment, Riabilitazione e Tecnologie Positive presso l’Università Cattolica di Milano. Tramite la mia laurea sono entrata in contatto con realtà molto diverse tra loro, allargando i miei orizzonti non poco. Una di queste è stata la musicoterapia.
Dovete sapere che la musica è sempre stata, a parte la Psicologia, una delle mie più grandi passioni. Canto fin da quando avevo 18 anni a livello amatoriale e penso che il canto, e la musica in generale, siano degli strumenti terapeutici fortissimi, che ci permettono di esprimerci a volte molto di più delle parole.

Ho avuto l’incredibile opportunità, grazie a un mio professore, durante il mio ultimo anno di studi, di svolgere un tirocinio utilizzando la Musicoterapia con un ragazzo diventato paraplegico in seguito a un incidente, e ricordo ora come fosse ieri la mia commozione quando riusciva a esprimersi tramite la musica, uno dei pochi strumenti che aveva. I suoi occhi si illuminavano.

Era ovvio quindi su cosa avrei svolto la mia tesi di laurea, bisognava solo capire in che modo.
Alla fine è venuto fuori un progetto sperimentale abbastanza ambizioso. Ho voluto cercare di comprendere se la musica avrebbe aiutato delle bambine di una scuola elementare con ADHD ad aumentare la loro attenzione e concentrazione. Il mio piccolo progetto, il mio bambino, si è rivelato efficace, e non sto neanche a descrivervi la gioia che ho provato in quel momento.

Ma il mio percorso di studi non è servito semplicemente a farmi scoprire nuovi mondi: grazie alla magistrale che ho scelto, e i tirocini post laurea che ho svolto, ho cambiato totalmente prospettiva riguardo alla Psicologia. E sono fiera di me stessa per non aver scelto la strada sicura ma essermi imbarcata in questa sfida. Come vedrete, questo tema tornerà spesso.

Sono venuta a contatto con la Psicologia del Benessere o Psicologia Positiva, che, a differenza della psicologia tradizionale non si concentra sul disagio, sulla sofferenza, sulla psicopatologia, ma sulle risorse della persona, lavorando sull’empowerment. Se vuoi saperne di più non perderti questo post!

Io credo fermamente, come Carl Rogers mi insegna, che le persone tendano all’auto realizzazione e abbiano già dentro di sé tutte le risorse necessarie per arrivare al loro massimo potenziale, il compito di noi psicologi è semplicemente di aiutarle a svilupparle se necessario e a capire come utilizzarle al meglio nella loro vita personale e professionale.

Giusto perché non c’era già abbastanza carne al fuoco, ho anche approfondito il mondo della Mindfulness, svolgendo nel 2018 il programma MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction). Penso che la meditazione sia uno strumento potentissimo e rivoluzionario di crescita, che si inserisce perfettamente nella cornice della Psicologia Positiva di cui parlavo sopra, e medito almeno mezz’ora tutti i giorni.

Dopo la mia laurea magistrale e l’esame di Stato ho vissuto per un anno e mezzo a Fuerteventura, isola nell’arcipelago delle Canarie, un po’ Europa e un po’ Africa, un posto con un’energia molto speciale. Vivere per così tanto tempo (in realtà l’idea era di rimanerci qualche mese, ma poi ci si è messo di mezzo il Covid) in una realtà totalmente diversa dalla grigia e frenetica Milano alla quale ero tanto abituata, mi ha arricchito tantissimo.
Ho imparato una nuova lingua, un nuovo sport (il surf, ma questa è un’altra storia), un nuovo modo di concepire la vita. Niente più corse, stress, metropolitane da prendere, ma calma, spiagge infinite, un mondo senza fretta. Godendosi ogni attimo, stando focalizzati nel momento presente.
E anche in questo caso, dire che sono contenta di essermi imbarcata in questa avventura è un eufemismo. Non è stato facile, ho anche dovuto passare la quarantena lontana da casa, con una madre medico a Milano e l’ansia che potesse succedere qualcosa di terribile da un momento all’altro, ho avuto tanti momenti di sconforto, ma gli insegnamenti, i momenti di stupore e gioia sono stati di più. E ne esco cambiata profondamente.

In questi anni ho sempre continuato a studiare, a formarmi, e, oltre alla già citata Psicologia del Benessere, mi sono imbattuta in un’altra disciplina molto conosciuta: il Coaching. Sono rimasta affascinata dalla possibilità di svolgere degli interventi brevi e orientati ad un obiettivo, perché più in linea, rispetto ad una psicoterapia, con il mio modo di lavorare, tanto da iscrivermi (dopo mesi e mesi di ricerche sui master migliori in questo ambito perché perfezionisti sempre ma normali mai) a un master in Coaching Evolutivo accreditato dall’International Coaching Federation, che sto attualmente svolgendo.

Ma cosa c’entra questo con la Psicologia Positiva? Glad you asked.
Sono riuscita a inserire il metodo del Coaching nella cornice della Psicologia del Benessere, grazie al Positive Psychology Coaching. Si tratta di un metodo innovativo grazie al quale aiuto i miei clienti a raggiungere i loro obiettivi, lavorando su componenti come autostima, autoefficacia, ottimismo, motivazione e punti di forza.
Se sei confuso (e non ti biasimo) e vorresti capire meglio di cosa sto parlando, non perderti i miei prossimi post!

Tornando alla mia esperienza a Fuerteventura, stando a contatto con tantissimi nomadi digitali, che scappavano dal freddo inverno delle loro città grigie stabilendosi a Fuerte anche per mesi per riuscire a farsi un bagno o una surfata post-lavoro, ho iniziato a capire che forse la vita sedentaria non faceva per me.
Penso che viaggiare, non in maniera tradizionale per un weekend o due settimane all’anno, ma vivendo per dei mesi una realtà diversa dalla propria, sia una delle fonti di arricchimento più grandi che abbiamo. E l’ho vissuto in primis sulla mia pelle.
Penso che la libertà sia un bene irrinunciabile, uno dei miei valori fondamentali. E viviamo in un’epoca, anche grazie al Covid (è forse stata una delle poche cose positive di questo periodo) in cui tutto ciò è possibile. Da brava cittadina del mondo, mi sembrerebbe uno spreco non approfittarne.

Ovviamente ho appena iniziato, per ora mi muovo solo tra Fuerteventura e Milano, ed è un work in progress che durerà anni, ma sento nel profondo che sto facendo la cosa giusta. E sono davvero felice della mia scelta, seppur a tratti difficile e, come potrete immaginare, non compresa proprio da tutti.

Questa sono io, senza filtri, con la mia storia imperfetta, in parte ancora da scrivere.

Se siete riusciti ad arrivare fino in fondo (come vedete la sintesi non è una tra le mie doti), ditemi un po’: cosa ne pensate? Vi ho incuriosito o ispirato? Avete delle storie simili? Volete saperne di più?
Fatemelo sapere nei commenti o scrivetemi un messaggio privato sul mio profilo Instagram.